Prima di iniziare a lavorare sugli indirizzi IP bisogna precisare alcune cose riguardo all’interpretazione dell’IP stesso.

Come detto nell’articolo precedente (vedi articolo) la maggior parte degli indirizzi IPv4 è composta da quattro byte. Un byte è una sequenza di 8 bit, un ottetto di bit (un bit è l’unita di misura elementare usata in informatica e può assumere solo due valori, l’uno e lo zero) e siccome ogni bit può assumere soltanto due valori avremo che un byte può coprire un intervallo di valori che va da 0 a 255.

Questo perché un numero binario (il sistema di numerazione utilizzato nei sistemi informatici) assume diversi valori a seconda di dove gli 1 e 0 vengono posizionati al suo interno.

Ogni posizione, dal primo all’ottavo bit, va moltiplicato del suo valore, per la corrispondente potenza di 2, vediamo un esempio pratico:
Cattura

In decimale otteniamo il 75 perché andiamo a sommare i valori delle potenze di 2 la dove incontriamo un 1 perché, come detto prima, lo andiamo a moltiplicare per i vari bit quindi se il bit vale 0 anche il risultato sarà 0

Cattura1

Quindi i numeri separati dai punti nel nostro indirizzo IP rappresentano in realtà i 4 byte dell’IPv4.

Detto ciò passiamo alle classi.

In parole semplici un qualsiasi dispositivo che si connette a internet, che altro non è che una rete di dispositivi, diventa esso stesso un nodo della rete e viene identificato dall’IP. Ogni nodo viene detto host.

In origine, dal 1981 fino al 1993, gli indirizzi IP vennero divisi in più classi. L’indirizzo IP viene diviso in due parti principali che sono network (gli ottetti che identificano la rete) e host (gli ottetti che identificano il dispositivo connesso), quindi maggiore sarà il numero di bit riservati agli host e più dispositivi potranno connettersi a quella determinata rete. Le classi che a noi interessano sono le prime tre: A, B e C.

Per questioni tecniche le reti identificate da una parte host con bit tutti a 1 o a 0 sono riservate per altro e non utilizzabili da normali connessioni.

Classe A:

In questa classe solo il primo ottetto viene riservato per rappresentare la rete quindi gli altri tre ottetti sono lasciati agli host. È utilizzata per reti molto grosse in quanto permette la creazione di reti con più di 16 milioni di host. Il primo ottetto può assumere valori che vanno da 0 a 127 quindi sono disponibili 126 reti diverse (128 – 2, per il motivo precisato sopra).

Classe B:

Classe usata per reti di medie dimensioni.

Vengono riservati due byte per l’identificazione della rete, il primo ottetto può assumere valori da 128 a 191 e si possono generare più di 16 mila reti diverse con più di 65 mila host ciascuna.

Classe C:

Riservata per reti di piccole dimensioni, questa classe riserva agli host un solo byte. Il primo va da 192 a 223 e si può dare origine a più di 2 milioni di reti con 254 host per rete.

Per una rete domestica un’indirizzo di classe C è più che sufficiente. Nel prossimo articolo della serie andremmo a trattare la subnet mask (la maschera di cui si parlava nell’articolo precedente) e la divisione della rete in sottoreti.

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