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richMatics | Il Huawei Ban post Trump: nuove restrizioni e pesanti cali nel settore mobile

Il Huawei Ban post Trump: nuove restrizioni e pesanti cali nel settore mobile

Il Huawei Ban post Trump: nuove restrizioni e pesanti cali nel settore mobile
Smartphone

A seguito del cambio di presidenza negli USA, non ci sono variazioni per quanto riguarda il Huawei Ban.Gli ultimi modelli di dispositivi della multinazionale cinese, tra cui la Serie P40, Mate 30, Mate XS (lo smartphone pieghevole), sono privi di servizi Google nonostante possiedano quasi tutte le caratteristiche necessarie per un utilizzo soddisfacente delle apparecchiature. […]

A seguito del cambio di presidenza negli USA, non ci sono variazioni per quanto riguarda il Huawei Ban.
Gli ultimi modelli di dispositivi della multinazionale cinese, tra cui la Serie P40, Mate 30, Mate XS (lo smartphone pieghevole), sono privi di servizi Google nonostante possiedano quasi tutte le caratteristiche necessarie per un utilizzo soddisfacente delle apparecchiature.

È cosa certa che il Ban abbia portato ad un forte calo delle vendite, soprattutto in Europa e in America, della divisione smartphone del colosso cinese.                                                                                     

Dando un’occhiata ai numeri, nel primo semestre del 2021, Huawei ha riportato un calo delle vendite del 38% (26 miliardi di dollari). La concorrenza, formata da Xiaomi, Oppo e Vivo, ha guadagnato terreno sottraendo a Huawei molti acquirenti, forte della disponibilità dei servizi Google sui propri dispositivi.

Nonostante il prevedibile calo però, il presidente della multinazionale, Eric Xu Zhijun, ha affermato che l’azienda è al lavoro per “sopravvivere in maniera sostenibile”.                                                           

Ban prolungato e nuove misure 

L’amministrazione Biden, insediatasi in America il 20 gennaio 2021, ha deciso di prolungare il Huawei ban. 

Oltre alle già presenti restrizioni, nelle prime settimane di marzo dalla presidenza USA arrivano nuove restrizioni che vanno a focalizzarsi sui contratti di fornitura riguardanti dispositivi utilizzabili (non per forza utilizzati) per la realizzazione di dispositivi 5G.

Tale limitazione risulta essere alquanto stringente andando a colpire non solo apparecchiatura direttamente collegata al 5G, ma anche tutta quella componentistica che, se presa singolarmente, non presenta alcuna correlazione con la nuova generazione di reti mobili.Per fare un esempio, vengono inclusi nelle nuove misure tutti quei componenti dotati di una memoria superiore ai 6 GB. 

Per fare un esempio, vengono inclusi nelle nuove misure tutti quei componenti dotati di una memoria superiore ai 6 GB. 

La risposta di Huawei 

Huawei rilancia puntando non più sull’hardware ma diversificando e sviluppando ciò che alimenta l’hardware stesso. Procedono infatti i lavori sulla miglioria di Harmony OS, il sistema proprietario dell’azienda cinese, il quale è stato recentemente messo alla prova come sistema di infotainment su auto elettriche.
Sono diversi i marchi che collaborano con Huawei, tra questi vediamo anche l’europea Volvo.

Il rilancio sul software di Huawei pare seguire il modello di Google che, se da un lato mette a disposizione un Harmony OS, dall’altro si concentra anche sullo sviluppo dei servizi per il settore automotive e per il cloud computing.                                                                        

Sempre in  riferimento al panorama mobile, l’azienda si è mobilitata per sostituire Android e i Play Services, distribuendo HarmonyOS e gli Huawei Mobile Service (HMS), ottenendo così l’indipendenza dai servizi di casa Google.

I principali servizi HMS sono Huawei ID, l’App Gallery al posto del Play Store, Huawei Video, Music, e Cloud a sostituzione dei vari Play Film, Music e Drive. Ovviamente alla base troviamo tutti i servizi di scambio dati relativi alle funzioni di notifiche e di funzionamento in background delle applicazioni e delle funzioni base del sistema.

Rimane però presente la lacuna della disponibilità di applicazioni direttamente enll’App Gallery forzando gli utenti a ricorrere a store di terze parti come Amazon Appstore oppure ApkPure.

Paesi con ban e senza

Andiamo adesso a dare un’occhiata ai provvedimenti presi dai vari paesi in relazione al divieto del 5G nelle tecnologie Huawei. 

Da dicembre 2019 Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Taiwan e Stati Uniti hanno iniziato a eliminare gradualmente i prodotti dalle loro aziende ed infrastrutture.

Nel frattempo, Il Regno Unito seguito da Canada, Germania e Francia, ha deciso di escludere Huawei dai dispositivi che possono essere utilizzati per lo sviluppo di tecnologia 5G.                                

Tra i paesi europei, Danimarca, Svezia e Belgio, sono ancora indecisi su possibili divieti. Un ban indiscriminato potrebbe rivelarsi particolarmente difficile in Europa, dove Huawei fornisce ad oggi un terzo dei sistemi di telecomunicazione, rispetto a quasi nessuno dieci anni fa.                                                                                                                                                 In Italia, l’azienda sta venendo esclusa da diversi bandi di gara per la realizzazione delle infrastrutture di operatori telefonici. Il Copasir si è espresso più volte contrario all’utilizzo di apparecchiature Huawei e ZTE per lo sviluppo del 5G italiano.

Nonostante le preoccupazioni iniziali, Corea del Sud, Filippine, Thailandia e altri paesi del sud-est asiatico hanno già implementato la tecnologia Huawei per le reti 5G, anche se con capacità limitata. 

Dopo che gli Stati Uniti hanno richiamato l’attenzione pubblica su Huawei nel gennaio 2020, con biasimi che includono accuse di frode, furto di segreti commerciali e aggiramento delle sanzioni statunitensi contro l’Iran, molti temono che la società non sia abbastanza indipendente dal governo cinese e possa essere un punto di tramite per lo spionaggio.

Oltre alle sopra citate accuse, l’amministrazione Biden ha più volte affermato l’importanza del contenimento dell’avanzata cinese in ambito tecnologico in maniera da garantire una tecnologia indipendente.

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