Ormai i servizi di musica in streaming contano milioni di utenti in tutto il mondo tra account free, premium ed eventuali account famiglia. Quello che li differenzia oltre ai vari piani di abbonamento e alla dimensione del catalogo è la qualità della musica.

La qualità di un file audio si misura in base al bitrate (ovvero la quantità di bit registrati in un secondo) il quale più sarà alto e migliore sarà la qualità del file audio. Ci sono tre livelli di bitrate “standard” che fanno da riferimento che sono 128, 256 e 320 kB/s.

Oltre al bitrate però incide molto anche il formato del file che va a determinare il processo di compressione dello spettro sonoro. Infatti quando un brano viene registrato e convertito in file audio viene campionata l’onda sonora ovvero divisa in piccolissime parti le quali poi verranno convertite in bit. È chiaro che il campionamento porta ad un’approssimazione di quella che è la reale mole di informazioni derivante dal grafico sonoro e quindi una perdita di qualità: più saranno le parti in cui si divide l’onda originale e più sarà alta la frequenza di campionamento ovvero la fedeltà della traccia. Si parla quindi di compressione ovvero di eliminazione di alcune parti che se presenti possono rendere il file più apprezzabile, ma in caso non ci fossero dovrebbe comunque essere garantito un ascolto piacevole, magari rinunciando a qualche frequenza. La compressione è quindi una parte fondamentale ed è l’encoder (una componente elettronica) a decidere quali parti eliminare.

campionamento

Il formato “classico”, se così si può dire, utilizzato per i file audio è l’MP3. Questo formato viene riprodotto praticamente da tutti i lettori ed usa tecniche di compressione lossy (a perdita di informazioni, come spiegato sopra). In generale si pensa che sia necessario come minimo un bitrate di 128 kB/s per ottenere un’esperienza soddisfacente dal formato MP3 anche se la qualità del formato a questo bitrate resta abbastanza inferiore a quella di un CD audio.

Spotify

Spotify è il servizio di musica in streaming più difuso con 207 milioni di utenti di cui 96 con un abbonamento premium. La piattaforma svedese riproduce principalmente audio in formato Vorbis ed è in grado di riprodurre anche file in formato AAC ed ovviamente MP3.

Il formato Vorbis rispetto al classico MP3 permette una maggiore compressione a parità di qualità percepita grazie all’utilizzo di tecniche di psicoacustica (la scienza che si occupa della percezione soggettiva umana dei suoni). Il campionamento di un file in formato Vorbis avviene ad una frequenza di circa 44.1 kHz (ovvero la stessa dei CD) e ha dalla sua il supporto nativo del multicanale (ovvero la riproduzione della musica attraverso più canali dedicati che dona spazialità al suono).

Spotify offre agli utenti con account free con stream audio in formato Vorbis q5 ovvero con bitrate a 128 kB/s mentre per gli abbonati premium il bitrate sale a 320 kB/s (Vorbis q9).

Deezer

La piattaforma francese Deezer oltre al classico formato MP3 riproduce anche brani in formato FLAC. La compressione del formato FLAC è lossless ovvero senza perdita di informazioni e quindi di qualità. Inoltre i file compressi in questo formato raggiungono ottimi livelli di compressione che si aggirano tra il 30 e 50% contro i 10-20% degli altri formati. Nonostante la non perdita di informazioni durante la compressione i file FLAC risultano poco pesanti come detto poco fa grazie all’utilizzo di appositi algoritmi matematici presenti sull’encoder. Anche questo formato supporta l’audio multicanale e può gestire un ampio range di frequenze di campionamento che vanno da 1 Hz a 65,5 kHz con incremento di 1 Hertz oppure da 10 Hz a 655 kHz con incremento di 10 Hz raggiungendo così una qualità molto superiore rispetto a quella di un audio CD.

Apple Music

Il servizio della Mela californiana offre la riproduzione di brani musicali in formato AAC a 256 kB/s di bitrate. L’AAC è un formato a compressione lossy quindi alcune informazioni vengono tagliate fuori. Anche con questo formato, come con il Vorbis, vengono utilizzate tecniche di psicoacustica e la frequenza di campionamento arriva a raggiungere i 96 kHz. Nel 2003 Apple Music utilizzava file audio in formato AAC con 128 kB/s di bitrate e gestione dei diritti d’autore (AAC Protected) mentre ora riproduce file in formato AAC a 256 kB/s senza protezione (AAC Plus).

Tidal

Un discorso apparte va fatto per Tidal che in origine era nato come servizio di streaming alternativo in grado di offrire all’utente musica di qualità superiore e prevedeva infatti un unico abbonamento da 19,99 €. Ora la piattaforma si presenta con ben 8 piani di abbonamento diversi: 4 piani in formato AAC (singolo, famiglia, studenti e militari) e 4 con musica HiFi. La musica HiFi (High Fidelty, alta fedeltà all’originale) utilizza il formato FLAC oppure lo standard MQA il quale “impacchetta” i file audio ad alta risoluzione in un formato di dimensioni accettabili mantenendo però la stessa qualità del brano di quando è stato registrato in studio (o quasi).

tidal hi fi
Tidal offre agli utenti la possibilità di ascoltare brani HiFi

Per concludere, ogni piattaforma di musica digitale offre diversi livelli di qualità audio. Tutte le piattaforme offrono un livello di base soddisfacente e per poter godere appieno della qualità di un brano musicale di un certo formato e con un alto bitrate è necessario disporre di attrezzatura o componentistica hardware adatta alla riproduzione di musica in alta qualità. Un esempio è quello che accade con le varie tipologie di formato AAC: l’AAC LC (Low Complexity) che viene usato quando si hanno scarse risorse a disposizione per la riproduzione, il formato AAC normale e l’AAC SSR utilizzabile solo con audio stereo e che non supporta il multicanale.

 

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Scritto da Richard Sulollari

Studente di informatica, 20 anni, fondatore e amministratore di richMatics. Sul sito tratto vari argomenti sulla tecnologia cercando di essere il più chiaro possibile per renderli alla portata di tutti.

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