È ormai da parecchio tempo che hanno preso piede i dischi allo stato solido (SSD) andando a sostituire i “vecchi” hard disk (HDD). Certo a primo impatto un SSD risulta parecchio più prestante rispetto ad un hard disk, in primis per l’assenza di parti meccaniche.

Un hard disk è costituito da una serie di dischi realizzati in vetro o alluminio e divisi in tanti piccoli settori detti “celle”. Sopra questi viene steso un sottile strato di metallo. Su ognuno dei dischi è presente una “testina” che è in grado di cambiare la polarizzazione magnetica dello strato di metallo e in base ai dati che vogliamo scriverci o memorizzarci sopra andrà a polarizzare varie celle positivamente o negativamente (le due polarizzazioni rappresentano i bit 1 e 0).

hard_disk_002

Quando noi andiamo a leggere o scrivere qualcosa su disco la testina si posiziona sulle celle contenenti i dati e iniziano a interpretare la magnetizzazione del piatto. Questo processo è meccanico e avviene in circa 10ms. Certo, è un attimo, ma dal punto di vista informatico, tenendo conto delle velocità delle altre periferiche, un hard disk risulta essere più lento.

Un SSD invece è un chip al silicio, non presenta parti meccaniche e i dati vengono salvati elettronicamente. Per questo è molto più veloce rispetto al suo predecessore, sia in lettura che in scrittura. C’è un ma.

Un hard disk è pressoché “immortale”: i dati, una volta memorizzati, non andranno mai persi (anzi è addirittura possibile recuperare quelli eliminati, ma questo è un altro paio di maniche) questo perché l’HDD non perde la magnetizzazione e al suo interno c’è il vuoto assoluto, quindi non si deteriorizza. Per quanto riguarda un SSD invece il materiale da cui è composto, che permette di avere delle velocità di lettura e scrittura dei dati quasi pari a quelle di una memoria RAM (che, dopo la memoria cache, è quella più veloce), si deteriora nel tempo andando a perdere la sua capacità di essere scritto e letto. In parole povere si perdono i dati. Questo processo viene accelerato da come la cancellazione e la riscrittura di un SSD vengono gestite. Un SSD è logicamente suddiviso in settori chiamati blocchi a loro volta suddivisi in settori detti pagine. Quando andiamo a memorizzare dati questi vengono scritti per pagine, la cancellazione invece avviene per blocchi: tutto il blocco viene cancellato, le informazioni del blocco che non devono essere cancellate vengono riscritte da zero e il blocco intero (non le pagine) risulta libero. Questo aumenta il numero di letture e scritture che vengono eseguite sulla memoria andando così a diminuire l’aspettativa di vita di questa.

Una buona soluzione sarebbe quella di installare il sistema operativo su SSD (i file di sistema non possono essere scritti o cancellati), in modo da avere avvii, arresti e in generale tutte le operazioni che si effettuano sul sistema rapide, mentre i dati che dobbiamo usare e conservare su HDD. Questo garantirebbe una maggiore fluidità de sistema in generale e conserverebbe “per sempre” i nostri dati. È un’opzione che molti produttori di computer stanno proponendo.

 

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Scritto da Richard Sulollari

Studente di informatica, 20 anni, fondatore e amministratore di richMatics. Sul sito tratto vari argomenti sulla tecnologia cercando di essere il più chiaro possibile per renderli alla portata di tutti.

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