1995: quando nasceva il primo VR

Certo i sensori di realtà aumentata che circolano ora possono sembrare futuristici, ma già nel 1995 la Nintendo faceva uscire il suo Virtual Boy, nome in codice VR-32: una console stereoscopica (che simula cioè la tridimensionalità del mondo reale) che non ebbe però molto successo, tanto che la produzione terminò nell’anno successivo.

Il Virtual Boy era dotato di un sistema di specchi oscillanti, delle lenti e una fila di led (delle lampadine molto piccole, detta in maniera facile). Questo sistema di componenti permetteva all’utilizzatore di vedere le immagini del gioco: una singola linea di 224 led faceva scorrere orizzontalmente i fotogrammi mantenendo lo stesso ritmo di oscillazione degli specchi i quali attraverso un sistema di riflessione davano l’idea di tridimensionalità mostrando così a chi giocava immagini stereoscopiche sulle lenti.

Il flop del VR-32 fu causato da diversi aspetti, primo fra tutti è il colore con cui venivano visualizzate le immagini. Il visore infatti era in grado di mostrare agli occhi solo il colore rosso (rispetto alle altre console in circolazione) come mostrato nella foto:

virtual-boy-2

Altro motivo è la scarsità di giochi che vennero sviluppati per questa piattaforma e l’impegno che le case sviluppatrici mettevano per sfruttare l’effetto tridimensionale del Virtual Boy, infatti, i giochi che mettevano in pratica la sua peculiarità erano davvero pochi.

Anche la pubblicità ha avuto la sua parte. Il VR-32 veniva presentato come una console portatile. Certo lo era, non necessita di un monitor e le dimensioni sono minori di quelle delle altre console ma comunque erano considerevoli, così come il peso, e il trasporto del Virtual Boy non era affatto semplice.

È bello però pensare come già all’epoca si fosse arrivati a concepire un concetto così futuristico come quello di immergere il giocatore in un mondo diverso da quello reale e che con le tecnologie che si avevano a disposizione si fosse riusciti a realizzare un primo tentativo di VR. Questo ci dimostra anche come i  visori di oggi giorno non siano parte di un progetto recente ma di qualcosa di molto più grande che va avanti ormai da quasi 24 anni. Certo, il Virtual Boy non è stato il primo oggetto tecnologico atto a realizzare l’esperienza immersiva della realtà virtuale, ma fu il primo pensato per giocare e concepito con un’estetica molto simile agli odierni visori.

 

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Scritto da Richard Sulollari

Studente di informatica, 20 anni, fondatore e amministratore di richMatics. Sul sito tratto vari argomenti sulla tecnologia cercando di essere il più chiaro possibile per renderli alla portata di tutti.

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